Nel non luogo: intervista a Matteo Casali

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L’8 e il 9 maggio si terrà, presso l’oratorio dell’Assunta in Piazza Cima a Conegliano, la mostra dell’artista Matteo Casali “Nel non luogo”.
Per l’occasione, e per conoscere meglio questo giovane artista, abbiamo mostrato alcune sue opere in anteprima ad alcuni nostri associati e amici.

Le domande che ne sono uscite sono diventate una piccola intervista all’artista.

La mostra si chiama “Nel non luogo”: c’è un luogo dove la sua arte potrebbe esprimere il suo massimo potenziale? Il luogo effervescente dal punto di vista artistico in questi anni 20 del nuovo secolo? (Roberta, 50 anni, imprenditrice)
La definizione di non-luogo possiamo sintetizzarla come “luogo di passaggio”. Il titolo di questa mostra si ispira all’abitazione che da posto sicuro e accogliente è diventato, nell’ultimo anno, un posto da cui si attende di uscire. La mostra non è altro che una formalizzazione della mia ricerca, per mettere un punto e ricevere un feedback dal pubblico. Dal mio punto di vista, per comprendere appieno le opere bisognerebbe viverle nel luogo e nel momento dove sono state realizzate. Cioè entrare curiosi in quello che è stato il processo creativo.

La pittura è il linguaggio artistico che meglio si presta a interpretare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche. In questi anni impregnati di tecnologia, all’insegna della velocità nella fruizione delle informazioni, come riesce la pittura a mantenere questo ruolo? (Roberta Frassinelli, 50 anni, imprenditrice)
La pittura sembra essere destinata, dalla fine del secolo scorso, a tornare ciclicamente solo per saziare i collezionisti. Non è del tutto vero però: essa è ancora un potente mezzo di comunicazione, in particolar modo ora che grazie agli smartphone siamo pregni di milioni di immagini. La pittura è immagine, e ha il vantaggio di poter essere tutto ciò che non è fotografia, cinema, illustrazione.

Prima di dipingere hai già in mente il quadro completo anche con i colori o li decidi via via dipingendo? Eventualmente perché proprio quei colori? (Ludovico, 12 anni, studente)
Salvo rarissimi casi, ragiono per “serie”, per argomenti. Non realizzo mai un singolo quadro per concetto, ma molti pezzi che compongono un puzzle che forse, singolarmente, perderebbero carattere. Posso dire quindi che mentre dipingo un quadro ne ho in mente almeno altri dieci o poco più, e veramente nessuna pennellata è lasciata al caso, malgrado non realizzi nessun disegno preparatorio.
Inizialmente utilizzavo le terre: colori come terra d’ombra bruciata, ocra rossa ecc Tendevo sempre di ispirarmi alla realtà. Tuttavia col passare del tempo essi cozzavano con una pittura che diventava sempre più veloce e spontanea, mi servivano colori più ingenui e sinceri e carichi allo stesso tempo. Non mi sento così lontano da quella pittura concettuale post-moderna che è stata la Transavanguardia.
In ogni caso, cerco di evitare cliché legati ai colori (blu per la tristezza, giallo per la gioia ecc).

Il “non dettaglio” (per esempio delle mani), la sensazione di incompiuto, può significare una continua ricerca del proprio stile? (Renata, 68 anni, pensionata)
Credo che il cosiddetto “Stile” non vada forzato: ognuno è più o meno riconoscibile nelle sue opere e questo è spesso involontario. Non mi piace dare importanza allo “stile”. Piuttosto posso dire che col tempo ho capito quali sono gli elementi che funzionano meglio e quali meno. L’incompiuto, ad esempio, non è una scelta stilistica ma è la scelta di far concentrare lo spettatore solo sugli elementi importanti che voglio comunicare.

Pensi di aver raggiunto il tuo equilibrio o pensi che per trovarlo ti possa essere utile vivere dei periodi all’estero, magari in Francia o in altre città dove di “respira” più arte? (Tina, 56 anni, commerciante)
Ho visitato Parigi, tempo fa. Io credo che se si raggiungesse un equilibrio non avrebbe più senso dipingere per fare arte. Piuttosto, ogni luogo in cui si vive ti porta a dipingere in un diverso modo: i colori e la luce che ti circondano determinano il dipinto. Non credo però che un luogo sia migliore di un altro, anzi. Se può avere senso cercare un posto più adatto per continuare la propria ricerca, lo è anche rimanere nelle difficoltà per raccontarle. Voglio dire, un gabinetto pubblico in stazione a Venezia è tanto vero quanto un girasole a Parigi.

Sappiamo che tu e tuo nonno avete esposto anche insieme. Avete anche realizzato delle opere a 4 mani? (Giovanna, 35 anni, insegnante)
No, non abbiamo mai realizzato un dipinto insieme. Non mi è mai piaciuta molto questa tecnica, in quanto è difficile che l’opera esca bene. Potrebbe essere divertente, però! Mi piace molto di più il modo in cui ci influenziamo a vicenda: tecniche e temi, per quanto a prima vista possano sembrare dissimili, sono molto vicini.
La mostra di cui parli era “Affinità generazionali”, in cui si vedevano chiaramente i punti di contatto e di lontananza tra le nostre pitture. Probabilmente ad una prossima mostra insieme questi si vedranno ancora meglio.

Molte delle tue opere sono realizzate con colori ad olio e acrilico insieme. A me avevano detto che non si poteva fare, è una leggenda o effettivamente mescolare queste 2 tecniche può avere dei problemi? Se sì, quali sono le accortezze? (Matteo, 31 anni, grafico)
Conosco bene questa leggenda, non-leggenda! Tutto sta nel sapere che l’acqua non attacca sull’olio. Per cui partire con una base ad acrilico, ti permette di aggiungere dopo aver messo una vernice, delle rifiniture ad olio. Questo ti permette di dipingere molto velocemente!

Nella scelta di un nuovo soggetto, ti lasci ispirare più dall’osservazione della realtà o da un’emozione o un pensiero? (ElenaSilvia, 37 anni, Fiber artist)
Questa è una domanda a cui un esperto in dialettica potrebbe rispondere dicendo che un pensiero è tanto reale quanto un oggetto solido. I miei studi si basano sempre sulla realtà: l’immaginazione è dominata dalle banalità! Quando dipingo sono estremamente freddo: cerco di trasmettere emozioni tramite il dipinto ma per farlo devo essere freddo e distaccato da esse. E’ l’unico modo per studiare: essere oggettivi. Per questo parto dalla mia esperienza diretta per raccontare non di me, ma di qualcosa che ognuno può interpretare e in cui ognuno può riflettersi.

Un sincero grazie a Matteo per aver risposto alle domande dei nostri soci ed amici, non ci rimane che rinnovarvi l’invito per l’inaugurazione della mostra l’8 maggio alle ore 17.00 presso l’Oratorio dell’Assunta in Piazza Cima a Conegliano.

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