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gArten 2023 – 17 giugno

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Anche quest’anno si è tenuta, in collaborazione con bar Radio Golden, l’esposizione collettiva
artistica “gArten” presso parco San Martino (Conegliano). Una manifestazione che nasce per
dare la possibilità ad ogni artista, senza vincolo d’età, di potersi esprimere senza alcun limite e
di confrontarsi con gli altri. 

Nell’occasione, durante la giornata la tirocinante Francesca ha intervistato i vari artisti in modo
da riuscire a raccontare agli spettatori il loro modus operandi e la loro visione su argomenti tanto
sentiti al giorno d’oggi.
L’evento ha fatto emergere diverse e importanti tematiche, tra cui il disagio sociale, la figura
della donna, la natura e il cosmo
.
Come anticipato, la donna è stato tra i soggetti principali presentati. Il corpo femminile, nel
contesto odierno, rimane ancora un tabù e, per questo, molti artisti hanno sentito la necessità
di doverlo rappresentare nella forma più pura in modo da aiutare a rompere gli stereotipi.
Racconta Stefania Serio: “l’erotico e la nudità non mi spaventano e non credo siano da
considerare oggetto di censura. Sono due soggetti che hanno avuto modo di darmi molte
soddisfazioni a livello artistico. Il nudo femminile, in particolare, si è rivelato molto interessante
da esplorare. L’identità nei miei quadri è data in particolare dai volti e dalle pose, dettagli che,
nella realtà, maggiormente mi colpiscono”.

Come Stefania, anche Loufzz (una giovanissima studentessa che condivide questa passione,
ha avuto con noi l’occasione di esporre per la prima volta al pubblico le sue opere) ha
sperimentato questo soggetto artistico, considerando le linee “molto armoniose e delicate”.
Fin dall’antichità, la donna è sempre stata vista come una musa, una fonte di ispirazione per
artisti e poeti, come l’essere che meglio avrebbe potuto esprimere tutta la bellezza della vita.
Ma nascono veramente per essere amate e venerate o diventano inevitabilmente oggetto per
l’uomo, e quindi del suo desiderio e amore platonico?
A questa domanda ci ha risposto Mara De Angelis che, attraverso i suoi dipinti, ha cercato di
rappresentare il suo elogio: “il mio è un invito rivolto a tutte le donne, un invito a liberarsi dalle
violenze sessiste in ogni ambito e di ogni genere. Come traspare dai miei quadri, il nero è uno
dei miei colori preferiti. Mi rievoca la notte. È quando tutti dormono, e quindi quando nessuno la
vede, che la donna riesce finalmente a sentirsi libera e ad essere sé stessa”.


“Prima di sposarsi, essa aveva creduto di sentire amore, ma la felicità che doveva nascere da
questo amore non era venuta; dunque, s’era sbagliata, pensava. Ed Emma cercava di sapere
che cosa si intendesse di preciso nella vita con le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le
erano sembrate così belle nei libri”. (G. Flaubert – “Madame Bovary”)

Con queste parole Gustave Flaubert cerca di descrivere il disagio interiore di Madame Bovary,
una donna costretta a vivere in un contesto sociale che non le appartiene, portandola
inevitabilmente a vivere in uno stato di perenne insoddisfazione.
Possiamo definire questo uno stato d’animo molto presente anche nella società occidentale
odierna, la quale punta tutto sull’individualismo e la competitività portando il singolo a sentirsi
inadeguato rispetto al sistema sociale in cui vive e ad un conseguente stato di sofferenza e
visione negativa verso il genere umano.
Come afferma Skullivan: “le emozioni umane non sono sempre piacevoli. Le persone sono
sempre più rassegnate. Il mio intento è quello di rappresentare questo stato d’animo e quindi la
visione negativa dell’essere umano”.

Aggiunge Philtoys: “il messaggio delle mie maschere è frutto del tempo passato, in questi anni,
a cercare di esorcizzare i miei demoni, rimanendo in silenzio ad osservare l’esterno. Le definirei
una sorta di denuncia alla falsità che ho visto e che vedo sempre di più nel contesto in cui viviamo. Sono una stigmatizzazione verso le dinamiche della società odierna, la quale impone
alla singola persona delle difese che inevitabilmente la portano a distaccarsi dalla sua essenza
e da sé stessa. Sento nel profondo di dover comunicare un qualcosa, anche se questo significa
mettermi di fronte ai miei limiti e in discussione, sperando così di poter aiutare, per mezzo della
mia arte, a far riflettere anche il prossimo”.


Dio creò il cielo e la terra dal nulla. Dopo averli creati, creò la luce e le tenebre, le piante e gli
animali e infine l’uomo. Dio disse agli uomini di procreare, essere tanti, riempire la terra e
dominare sugli animali, proteggendo e custodendo così ciò che Dio realizzò”. (Genesi)


La natura e il cosmo sono stati i punti di riflessione più argomentati della storia e trattati in vari
campi, dalla filosofia alla religione e letteratura fino ad arrivare all’arte stessa.
La creazione è stato anche il tema principale delle opere di Elena Visotto, un’artista che, con
queste parole, ha voluto raccontarci la sua sensibilità: “i miei soggetti assumono le sembianze
di creature primordiali, figlie dell’universo. L’intento è quello di indagare su un post human e
portare lo spettatore a riflettere su un possibile futuro. L’intento dell’arte è anche quello di
lasciare un qualcosa ai posteri e io sento di dover tramandare una certa sensibilità verso la
natura e a quello che verrà. Il mio è un messaggio di speranza. Ci tengo che l’uomo non si
demoralizzi e che si accorga che la Terra, prima o poi, avrà un’evoluzione”.

Come Elena, anche altri artisti hanno voluto omaggiare la vita e la natura attraverso le proprie
opere, in modi del tutto differenti. Dice BeMyMarlene: “le carpe sono i protagonisti dei miei
dipinti. Li trovo degli animali molto fiabeschi e, con esse, riesco a rappresentare stati d’animo
differenti. Inoltre, mi piace accostarli a sfondi contrastanti, come ad esempio le pagine dei libri,
in modo da toglierne l’impronta descrittiva e decontestualizzarli al fine di sviluppare dei nuovi
significati”.

Altro significato è stato attribuito da Chen Lixia e GIO15ART, amante dell’arte giapponese, le
quali hanno voluto rappresentare la natura, in particolare i fiori, attraverso la cultura orientale, in
modo da diffondere questa tradizione nel nostro Paese.
Il paesaggio è stato affrontato anche da Sara Prodomo con una tecnica del tutto particolare,
considerata il suo tratto distintivo: “ho voluto rappresentare il mare perché spesso mi rievoca
alla mente ricordi positivi. I miei sono dei quadri materici a cui ci applico la mia peculiarità, ovvero
il brillantino swarovski”.

Ma gArten non è solo pittura. Antonella Zanellati è un’artista che crea oggetti con materiali di
riciclo: “per le mie creazioni, prendo spunto da ciò che trovo quando vado a fare una
passeggiata, per esempio in mare o in montagna, o da ciò che mi capita di osservare. Proprio
per questo, non ho mai prediletto un soggetto in particolare”.

Loris Fagaraz, invece, da anni utilizza il LED come fonte materica: “si tratta di un oggetto che
mi ha sempre ispirato, anche per i giochi di luci che ne possono derivare. Le mie creazioni sono
il risultato delle mie esperienze lavorative combinate con la passione per la storia dell’arte. Punto
di ispirazione sono sempre stati i movimenti artistici del futurismo, del dadaismo e della pop art.
Mi piacerebbe, in futuro, sperimentare nuovi materiali”.


INTArt è un’associazione libera che accoglie con piacere ogni genere di artista, dal giovane alla
prima esperienza all’artista affermato.
Attraverso “gArten”, INTArt dà occasione ogni anno di portare ed esprimere al meglio sé stessi,
confrontarsi e far conoscere il proprio pensiero al pubblico e agli altri artisti, nella totale libertà,
senza dover aderire a temi prestabiliti.

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